SACRAMENTI

In preparazione al Sacramento del Battesimo, che introduce alla vita cristiana, la parrocchia attraverso coppie sposate incontra le giovani famiglie per piccole catechesi domestiche.

 

 

DAL CATECHISMO DELLA CHIESA CATTOLICA:

L’iniziazione cristiana si compie attraverso l’insieme di tre sacramenti: il Battesimo, che è l’inizio della vita nuova; la Confermazione, che ne è il rafforzamento; e l’Eucaristia, che nutre il discepolo con il Corpo e il Sangue di Cristo in vista della sua trasformazione in lui.

Andate dunque e ammaestrate tutte le nazioni, battezzandole nel nome del Padre e del Figlio e dello Spirito Santo, insegnando loro ad osservare tutto ciò che vi ho comandato” (Mt 28,19-20).

Il Battesimo costituisce la nascita alla vita nuova in Cristo. Secondo la volontà del Signore esso è necessario per la salvezza, come la Chiesa stessa, nella quale il Battesimo introduce.

Il rito essenziale del Battesimo consiste nell’immergere nell’acqua il candidato o nel versargli dell’acqua sul capo, mentre si pronuncia l’invocazione della Santissima Trinità, ossia del Padre, del Figlio e dello Spirito Santo.

Il frutto del Battesimo o grazia battesimale è una realtà ricca che comporta: la remissione del peccato originale e di tutti i peccati personali; la nascita alla vita nuova mediante la quale l’uomo diventa figlio adottivo del Padre, membro di Cristo, tempio dello Spirito Santo. Per ciò stesso il battezzato è incorporato alla Chiesa, Corpo di Cristo, e reso partecipe del sacerdozio di Cristo.

Fin dai tempi più antichi, il Battesimo viene amministrato ai bambini, essendo una grazia e un dono di Dio che non presuppongono meriti umani; i bambini sono battezzati nella fede della Chiesa. L’ingresso nella vita cristiana introduce nella vera libertà.

Il cammino che porta i bambini alla prima Comunione, comincia solitamente all’età di 8 anni e prevede una durata di 3 anni. All’iscrizione viene comunicato il giorno della settimana dedicato agli incontri, che poi non subirà variazioni per tutto l’arco dei 3 anni.

Il Primo Anno è un anno di conoscenza, da parte del bambino, delle basi del Cattolicesimo. Si parte dal segno della Croce, preghiere più comuni e tanti giochi per apprendere divertendosi.
Il Secondo Anno è un anno di preparazione alla festa della prima Riconciliazione, giorno in cui si rinnova il Battesimo tramite la Confessione.
Il Terzo Anno è l’anno in cui si arriva festanti alla Prima Comunione. Ci si prepara all’incontro con Gesù tramite incontri mirati, ritiri e attività finalizzate alla Prima Comunione.
Le Prime Comunioni si tengono solitamente tra la fine di Aprile e Maggio.

In questi tre anni, oltre alle lezioni settimanali, ci saranno incontri con i genitori, ritiri per i bambini, ritiri per le famiglie, consegna del Vangelo e molto altro. Fondamentale per un buon cammino è la costante presenza al Catechismo ed alla Messa domenicale.

 

DAL CATECHISMO DELLA CHIESA CATTOLICA:

Gesù dice: “Io sono il pane vivo, disceso dal cielo. Se uno mangia di questo pane vivrà in eterno… Chi mangia la mia Carne e beve il mio Sangue ha la vita eterna… dimora in me e io in lui” (Gv 6,51; Gv 6,54; Gv 6,56).

La celebrazione eucaristica comporta sempre: la proclamazione della Parola di Dio, l’azione di grazie a Dio Padre per tutti i suoi benefici, soprattutto per il dono del suo Figlio, la consacrazione del pane e del vino e la partecipazione al banchetto liturgico mediante la recezione del Corpo e del Sangue del Signore. Questi elementi costituiscono un solo e medesimo atto di culto.

 L’Eucaristia è il memoriale della Pasqua di Cristo, cioè dell’opera della salvezza compiuta per mezzo della vita, della morte e della Risurrezione di Cristo, opera che viene resa presente dall’azione liturgica.

 E’ Cristo stesso, sommo ed eterno sacerdote della Nuova Alleanza, che, agendo attraverso il ministero dei sacerdoti, offre il sacrificio eucaristico. Ed è ancora lo stesso Cristo, realmente presente sotto le specie del pane e del vino, l’offerta del sacrificio eucaristico.

Soltanto i sacerdoti validamente ordinati possono presiedere l’Eucaristia e consacrare il pane e il vino perché diventino il Corpo e il Sangue del Signore.

I segni essenziali del sacramento eucaristico sono il pane di grano e il vino della vite, sui quali viene invocata la benedizione dello Spirito Santo e il sacerdote pronunzia le parole della consacrazione dette da Gesù durante l’ultima Cena: “Questo è il mio Corpo dato per voi… Questo è il calice del mio Sangue… ”.

Mediante la consacrazione si opera la transustanziazione del pane e del vino nel Corpo e nel Sangue di Cristo. Sotto le specie consacrate del pane e del vino, Cristo stesso, vivente e glorioso, è presente in maniera vera, reale e sostanziale, il suo Corpo e il suo Sangue, con la sua anima e la sua divinità. 

In quanto sacrificio, l’Eucaristia viene anche offerta in riparazione dei peccati dei vivi e dei defunti, e al fine di ottenere da Dio benefici spirituali o temporali.

Chi vuole ricevere Cristo nella Comunione eucaristica deve essere in stato di grazia. Se uno è consapevole di aver peccato mortalmente, non deve accostarsi all’Eucaristia senza prima aver ricevuto l’assoluzione nel sacramento della Penitenza.

 La santa Comunione al Corpo e al Sangue di Cristo accresce in colui che si comunica l’unione con il Signore, gli rimette i peccati veniali e lo preserva dai peccati gravi. Poiché vengono rafforzati i vincoli di carità tra colui che si comunica e Cristo, ricevere questo sacramento rafforza l’unità della Chiesa, Corpo mistico di Cristo.

La Chiesa raccomanda vivamente ai fedeli di ricevere la santa Comunione quando partecipano alla celebrazione dell’Eucaristia; ne fa loro obbligo almeno una volta all’anno.

Poiché Cristo stesso è presente nel Sacramento dell’altare, bisogna onorarlo con un culto di adorazione. La visita al Santissimo Sacramento “è prova di gratitudine, segno di amore e debito di riconoscenza a Cristo Signore”.

Poiché Cristo è passato da questo mondo al Padre, nell’Eucaristia ci dona il pegno della gloria futura presso di lui: la partecipazione al Santo Sacrificio ci identifica con il suo Cuore, sostiene le nostre forze lungo il pellegrinaggio di questa vita, ci fa desiderare la vita eterna e già ci unisce alla Chiesa del Cielo, alla Santa Vergine Maria e a tutti i Santi.

Il cammino per la Cresima ha la durata di due anni ed è suggerito affrontarlo immediatamente dopo gli anni della Prima Comunione. Questo porta ad un vantaggio per i ragazzi che si ritroveranno con gli stessi amici e catechisti, ma anche per i catechisti stessi per cui risulterà più facile un cammino consecutivo di preparazione. Gli incontri solitamente proseguono nello stesso giorno settimanale dell’anno precedente del Catechismo. Al termine dei due anni, spesso nel mese di Ottobre, si celebra la Messa per ricevere la Cresima.

Anche per gli adulti che ne hanno il desiderio c’è la possibilità di ricevere il sacramento della Cresima, al termine di un cammino formativo e di crescita spirituale. Per informazioni, non esitare a contattare i padri.

 

 

DAL CATECHISMO DELLA CHIESA CATTOLICA:

“Gli Apostoli, a Gerusalemme, seppero che la Samaria aveva accolto la Parola di Dio e vi inviarono Pietro e Giovanni. Essi discesero e pregarono per loro perché ricevessero lo Spirito Santo; non era infatti ancora sceso sopra nessuno di loro, ma erano stati soltanto battezzati nel nome del Signore Gesù. Allora imponevano loro le mani e quelli ricevevano lo Spirito Santo” (At 8,14-17).

La Confermazione perfeziona la grazia battesimale; è il sacramento che dona lo Spirito Santo per radicarci più profondamente nella filiazione divina, incorporarci più saldamente a Cristo, rendere più solido il nostro legame con la Chiesa, associarci maggiormente alla sua missione e aiutarci a testimoniare la fede cristiana con la parola accompagnata dalle opere.

La Confermazione, come il Battesimo, imprime nell’anima del cristiano un segno spirituale o carattere indelebile; perciò si può ricevere questo sacramento una sola volta nella vita.

Un candidato alla Confermazione che ha raggiunto l’età della ragione deve professare la fede, essere in stato di grazia, aver l’intenzione di ricevere il sacramento ed essere preparato ad assumere il proprio ruolo di discepolo e di testimone di Cristo, nella comunità ecclesiale e negli impegni temporali.

Il rito essenziale della Confermazione è l’unzione con il sacro Crisma sulla fronte del battezzato, accompagnata dall’imposizione delle mani da parte del ministro e dalle parole: “Ricevi il sigillo del dono dello Spirito Santo che ti è dato in dono”.

Il Sacramento della Riconciliazione, per chi deve riceverlo per la prima volta, è previsto nel cammino di preparazione alla Prima Comunione, durante il secondo anno del catechismo. Si può ricevere successivamente ogni qualvolta lo si desideri, secondo la disponibilità dei sacerdoti.

E’ sempre presente un sacerdote per la confessione durante le messe nei giorni festivi e il venerdì tutto il giorno, durante l’adorazione Eucaristica.


DAL CATECHISMO DELLA CHIESA CATTOLICA:

La sera di Pasqua, il Signore Gesù si mostrò ai suoi Apostoli e disse loro: “Ricevete lo Spirito Santo; a chi rimetterete i peccati saranno rimessi e a chi non li rimetterete, resteranno non rimessi” (Gv 20,22-23).

Il perdono dei peccati commessi dopo il Battesimo è accordato mediante un sacramento apposito chiamato sacramento della conversione, della confessione, della penitenza o della riconciliazione.

Colui che pecca ferisce l’onore di Dio e il suo amore, la propria dignità di uomo chiamato ad essere figlio di Dio e la salute spirituale della Chiesa di cui ogni cristiano deve essere una pietra viva.

Agli occhi della fede, nessun male è più grave del peccato, e niente ha conseguenze peggiori per gli stessi peccatori, per la Chiesa e per il mondo intero.

Ritornare alla comunione con Dio dopo averla perduta a causa del peccato, è un movimento nato dalla grazia di Dio ricco di misericordia e sollecito per la salvezza degli uomini. Bisogna chiedere questo dono prezioso per sé come per gli altri.

Il cammino di ritorno a Dio, chiamato conversione e pentimento, implica un dolore e una repulsione per i peccati commessi, e il fermo proposito di non peccare più in avvenire. La conversione riguarda dunque il passato e il futuro; essa si nutre della speranza nella misericordia divina.

Il sacramento della Penitenza è costituito dall’insieme dei tre atti compiuti dal penitente, e dall’assoluzione da parte del sacerdote. Gli atti del penitente sono: il pentimento, la confessione o manifestazione dei peccati al sacerdote e il proposito di compiere la soddisfazione e le opere di soddisfazione.

Il pentimento (chiamato anche contrizione) deve essere ispirato da motivi dettati dalla fede. Se il pentimento nasce dall’amore di carità verso Dio, lo si dice “perfetto”; se è fondato su altri motivi, lo si chiama “imperfetto”.

Colui che vuole ottenere la riconciliazione con Dio e con la Chiesa, deve confessare al sacerdote tutti i peccati gravi che ancora non ha confessato e di cui si ricorda dopo aver accuratamente esaminato la propria coscienza

Gli effetti spirituali del sacramento della Penitenza sono:
– la riconciliazione con Dio mediante la quale il penitente recupera la grazia;
– la riconciliazione con la Chiesa;
– la remissione della pena eterna meritata a causa dei peccati mortali;
– la remissione, almeno in parte, delle pene temporali, conseguenze del peccato;
– la pace e la serenità della coscienza, e la consolazione spirituale;
– l’accrescimento delle forze spirituali per il combattimento cristiano.

Mediante le indulgenze i fedeli possono ottenere per se stessi, e anche per le anime del Purgatorio, la remissione delle pene temporali, conseguenze dei peccati.

 

Questo Sacramento, che sostiene il fedele in difficoltà fisica, può essere richiesto direttamente al parroco. Inoltre, la parrocchia organizza giornate dedicate all’amministrazione di questo sacramento. 



DAL CATECHISMO DELLA CHIESA CATTOLICA:

“Chi è malato, chiami a sé i presbiteri della Chiesa e preghino su di lui, dopo averlo unto con olio, nel nome del Signore. E la preghiera fatta con fede salverà il malato: il Signore lo rialzerà e se ha commesso peccati, gli saranno perdonati” (Gc 5,14-15).

Il sacramento dell’Unzione degli infermi ha lo scopo di conferire una grazia speciale al cristiano che sperimenta le difficoltà inerenti allo stato di malattia grave o alla vecchiaia.

Il momento opportuno per ricevere la sacra Unzione è certamente quello in cui il fedele comincia a trovarsi in pericolo di morte per malattia o vecchiaia.

Ogni volta che un cristiano cade gravemente malato, può ricevere la sacra Unzione, come pure quando, dopo averla già ricevuta, si verifica un aggravarsi della malattia.

Soltanto i sacerdoti (presbiteri e vescovi) possono amministrare il sacramento dell’Unzione degli infermi; per conferirlo usano olio benedetto dal vescovo, o, all’occorrenza, dallo stesso presbitero celebrante.

L’essenziale della celebrazione di questo sacramento consiste nell’unzione sulla fronte e sulle mani del malato (nel rito romano) o su altre parti del corpo (in Oriente), unzione accompagnata dalla preghiera liturgica del sacerdote celebrante che implora la grazia speciale di questo sacramento.

La grazia speciale del sacramento dell’Unzione degli infermi ha come effetti:
– l’unione del malato alla passione di Cristo, per il suo bene e per quello di tutta la Chiesa;
– il conforto, la pace e il coraggio per sopportare cristianamente le sofferenze;
– il perdono dei peccati, se il malato non ha potuto ottenerlo con il sacramento della Penitenza;
– il recupero della salute, se ciò giova alla salvezza spirituale;
– la preparazione al passaggio alla vita eterna.

Gli incontri di preparazione al Sacramento del Matrimonio si svolgono il Venerdì con cadenza settimanale.

Il cammino viene curato da due coppie sposate della parrocchia  e dal parroco, e si conclude con un ritiro di un weekend. Per informazioni e iscrizioni rivolgersi al Parroco negli orari di Ufficio Parrocchiale.


DAL CATECHISMO DELLA CHIESA CATTOLICA:

San Paolo dice: “Voi, mariti, amate le vostre mogli, come Cristo ha amato la Chiesa… Questo mistero è grande; lo dico in riferimento a Cristo e alla Chiesa” (Ef 5,25; Ef 5,32).

L’alleanza matrimoniale, mediante la quale un uomo e una donna costituiscono fra loro un’intima comunione di vita e di amore, è stata fondata e dotata di sue proprie leggi dal Creatore. Per sua natura è ordinata al bene dei coniugi così come alla generazione e all’educazione della prole. Tra battezzati essa è stata elevata da Cristo Signore alla dignità di sacramento.

Il sacramento del Matrimonio è segno dell’unione di Cristo e della Chiesa. Esso dona agli sposi la grazia di amarsi con l’amore con cui Cristo ha amato la sua Chiesa; la grazia del sacramento perfeziona così l’amore umano dei coniugi, consolida la loro unità indissolubile e li santifica nel cammino della vita eterna.

Il matrimonio si fonda sul consenso dei contraenti, cioè sulla volontà di donarsi mutuamente e definitivamente, allo scopo di vivere un’alleanza d’amore fedele e fecondo.

Poiché il matrimonio stabilisce i coniugi in uno stato pubblico di vita nella Chiesa, è opportuno che la sua celebrazione sia pubblica, inserita in una celebrazione liturgica, alla presenza del sacerdote (o del testimone qualificato della Chiesa), dei testimoni e dell’assemblea dei fedeli.

L’unità, l’indissolubilità e l’apertura alla fecondità sono essenziali al matrimonio. La poligamia è incompatibile con l’unità del matrimonio; il divorzio separa ciò che Dio ha unito; il rifiuto della fecondità priva la vita coniugale del suo “preziosissimo dono”, il figlio.

Il nuovo matrimonio dei divorziati, mentre è ancora vivo il coniuge legittimo, contravviene al disegno e alla Legge di Dio insegnati da Cristo. Costoro non sono separati dalla Chiesa, ma non possono accedere alla Comunione eucaristica. Vivranno la loro vita cristiana particolarmente educando i loro figli nella fede.

Il focolare cristiano è il luogo in cui i figli ricevono il primo annuncio della fede. Ecco perché la casa familiare è chiamata a buon diritto “la Chiesa domestica”, comunità di grazia e di preghiera, scuola delle virtù umane e della carità cristiana.

Qualora tu senta nel cuore il desiderio di dedicare la tua vita a Cristo, e senti nel cuore la chiamata al sacerdozio, al diaconato (o comunque alla consacrazione), puoi rivolgerti al parroco o al diacono per maggiori informazioni e per ricevere un aiuto concreto nel discernimento.


DAL CATECHISMO DELLA CHIESA CATTOLICA:

San Paolo dice al suo discepolo Timoteo: “Ti ricordo di ravvivare il dono di Dio che è in te per l’imposizione delle mie mani” (2Tm 1,6 ), e “se uno aspira all’episcopato, desidera un nobile lavoro” (1Tm 3,1 ). A Tito diceva: “Per questo ti ho lasciato a Creta, perché regolassi ciò che rimane da fare e perché stabilissi presbiteri in ogni città, secondo le istruzioni che ti ho dato” (Tt 1,5 ).

Tutta la Chiesa è un popolo sacerdotale. Grazie al battesimo, tutti i fedeli partecipano al sacerdozio di Cristo. Tale partecipazione si chiama “sacerdozio comune dei fedeli”. Sulla sua base e al suo servizio esiste un’altra partecipazione alla missione di Cristo: quella del ministero conferito dal sacramento dell’Ordine, la cui funzione è di servire a nome e in persona di Cristo Capo in mezzo alla comunità.

Il sacerdozio ministeriale differisce essenzialmente dal sacerdozio comune dei fedeli poiché conferisce un potere sacro per il servizio dei fedeli. I ministri ordinati esercitano il loro servizio presso il popolo di Dio attraverso l’insegnamento, il culto divino e il governo pastorale.

Fin dalle origini, il ministero ordinato è stato conferito ed esercitato in tre gradi: quello dei vescovi, quello dei presbiteri e quello dei diaconi. I ministeri conferiti dall’ordinazione sono insostituibili per la struttura organica della Chiesa: senza il vescovo, i presbiteri e i diaconi, non si può parlare di Chiesa.

Il vescovo riceve la pienezza del sacramento dell’Ordine che lo inserisce nel Collegio episcopale e fa di lui il capo visibile della Chiesa particolare che gli è affidata. I vescovi, in quanto successori degli Apostoli e membri del Collegio, hanno parte alla responsabilità apostolica e alla missione di tutta la Chiesa sotto l’autorità del Papa, successore di san Pietro.

I presbiteri sono uniti ai vescovi nella dignità sacerdotale e nello stesso tempo dipendono da essi nell’esercizio delle loro funzioni pastorali; sono chiamati ad essere i saggi collaboratori dei vescovi; riuniti attorno al loro vescovo formano il “presbiterio”, che insieme con lui porta la responsabilità della Chiesa particolare. Essi ricevono dal vescovo la responsabilità di una comunità parrocchiale o di una determinata funzione ecclesiale.

I diaconi sono ministri ordinati per gli incarichi di servizio della Chiesa; non ricevono il sacerdozio ministeriale, ma l’ordinazione conferisce loro funzioni importanti nel ministero della Parola, del culto divino, del governo pastorale e del servizio della carità, compiti che devono assolvere sotto l’autorità pastorale del loro vescovo.

Il sacramento dell’Ordine è conferito mediante l’imposizione delle mani seguita da una preghiera consacratoria solenne che chiede a Dio per l’ordinando le grazie dello Spirito Santo richieste per il suo ministero. L’ordinazione imprime un carattere sacramentale indelebile.

La Chiesa conferisce il sacramento dell’Ordine soltanto a uomini (viris) battezzati, le cui attitudini per l’esercizio del ministero sono state debitamente riconosciute. Spetta all’autorità della Chiesa la responsabilità e il diritto di chiamare qualcuno a ricevere gli Ordini.

Nella Chiesa latina il sacramento dell’Ordine per il presbiterato è conferito normalmente solo a candidati disposti ad abbracciare liberamente il celibato e che manifestano pubblicamente la loro volontà di osservarlo per amore del Regno di Dio e del servizio degli uomini.

Spetta ai vescovi conferire il sacramento dell’Ordine nei tre gradi.