VESTIRE GLI IGNUDI

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L’atto di vestire chi è nudo implica un prendersi cura del suo corpo. Ma implica anche un prendersi cura della sua anima, in quanto il vestito protegge l’interiorità e sottolinea che l’uomo è un’interiorità che necessita di custodia e protezione.

Nella tradizione cristiana occidentale il gesto di vestire chi è nudo è espresso in modo a tutti noto dall’episodio in cui San Martino di Tours taglia il proprio mantello per farne parte a un povero indifeso contro i rigori di un gelido inverno. Come scrive Venanzio Fortunato “uno prende una parte del freddo, l’altro prende una parte del tepore, fra ambedue i poveri è diviso il calore e il freddo.

Rivestiti di Cristo, nel battesimo, a partire dalla nudità della propria condizione umana limitata è fragile, i cristiani si sanno immersi nella misericordia di Dio (Tt 2,4-5), coperti e avvolti da essa, sicchè la loro prassi di carità verso chi è nella nudità e nella vergogna, nell’impotenza e nella miseria, nell’umiliazione e nella privazione della dignità, non sarà che un riflesso e una testimonianza della misericordia divina.