Cristo nostra Pasqua è risorto per noi

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“Pietro allora uscì insieme all’altro discepolo e si recarono al sepolcro. Correvano insieme tutti e due, ma l’altro discepolo corse più veloce di Pietro e giunse per primo al sepolcro. Si chinò, vide i teli posati là, ma non entrò. Giunse intanto anche Simon Pietro, che lo seguiva, ed entrò nel sepolcro e osservò i teli posati là, e il sudario “che era stato sul suo capo” non posato là  con i teli, ma avvolto in un luogo a parte. Allora entrò anche l’altro discepolo, che era giunto per primo al sepolcro, e vide e credette. Infatti non avevano ancora compreso la Scrittura, che cioè egli doveva risorgere dai morti.”

gesu

Lo stralcio di vangelo citato sopra è tratto dal racconto della resurrezione così come ne riferisce l’evangelista Giovanni. La causa di questa corsa ha un nome ed un cognome: Maria di Magdala. Non corrono per lei ma a causa di quello che lei aveva loro riferito. Gesù non c’è nel sepolcro. Non lo si trova. E’ assente da quel recinto dove era stato deposto da tutti i suoi. La resurrezione ha inizio con questa trasgressione dei luoghi. Gesù esce dal recinto devoto in cui gli “amici” lo hanno deposto dopo la crocifissione. E questa è già una grande indicazione per noi che molto spesso deponiamo Cristo nei recinti dei nostri ragionamenti, ma qualche giorno dopo non lo ritroviamo più, è assente… Qualche giorno prima era tutto chiaro, e ora invece sfugge di nuovo. Così il Vangelo collega a questa assenza la corsa di Pietro e di Giovanni. “Correvano insieme tutti e due…”. La fede in Gesù Risorto è sempre un’esperienza che si consuma insieme e mai da soli. La fede è una corsa dove qualcuno arriva prima ma ha la pazienza di aspettare l’altro ( “l’altro discepolo corse più veloce di Pietro e giunse per primo al sepolcro. Si chinò, vide i teli posati là, ma non entrò”). La fede nasce dagli occhi aperti sulla realtà che ti sta davanti (“entrò nel sepolcro e osservò i teli posati là, e il sudario“ che era stato sul suo capo“ non posato là  con i teli, ma avvolto in un luogo a parte” ). Non è un ragionamento che ti fai sino a suggestionarti, è solo la costatazione di una cosa che trovi nella realtà che ti sta davanti e che solo l’occhio attento di chi guarda, e non certo quello presuntuoso di chi “presume” già di sapere cosa c’ha davanti, può accorgersi ( “entrò anche l’altro discepolo, che era giunto per primo al sepolcro, e vide e credette” ). Molti di noi pensano che per credere c’è bisogno di un segno straordinario inconfutabile. Molti lo cercano per tutta una vita. Mentre è tutto sempre davanti ai nostri occhi, nelle cose che apparentemente sono là per caso, ma per caso non lo sono di certo. In quelle cose che ti ricordano un dolore (il sudario) ma che invece sono il segnale di una gioia senza data di scadenza. “Non avevano ancora compreso la Scrittura, che cioè egli doveva risorgere dai morti”; mi piace sottolineare il fatto che davanti al gesto di credere dei discepoli, è collegata anche la regione nebbiosa dell’incomprensibile. Credere non significa comprendere tutto, ma credere che in tutto, anche in ciò che non si comprende, esiste un senso. La fede, così, non è una sorta di illuminazione conoscitiva, ma una fiducia vittoriosa nell’esistenza di un senso dietro tutte le cose, specie in quelle incomprensibili alla nostra mente, al nostro cuore e al nostro dolore. Gesù non ci spiega la croce, risorge. Predilige un fatto ad un semplice ragionamento. Noi crediamo ai fatti, che un giorno forse sapremo pure raccontare. Non crediamo in ragionamenti che in nessun modo diventano esperienza, perchè troppo stretti per poter contenere la vita.
(da “Solo i malati guariscono”)

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